CATTEDRALE DI SANTA CHIARA

Dedicata a Santa Chiara, la chiesa fu costruita tra il 1285 e il 1288, per volontà del Conte Ugolino della Gherardesca, signore di Villa di Chiesa, ed ubicata in posizione centrale rispetto alla cinta muraria dell’antica città medioevale.Indicazioni precise sulla data di edificazione ci sono fornite da due iscrizioni, un tempo poste ai lati delle porte principali e oggi rimosse per garantirne la conservazione. Queste menzionano i podestà Guidone de Sentate e Pietro Canino, che governarono in città quando la chiesa venne costruita.La prima epigrafe, scritta in latino, è datata tra il 24 settembre 1284 e il 24 marzo 1285; la seconda scritta in volgare toscano, presenta come unico riferimento cronologico la menzione del Conte Ugolino come ancora insignito della carica di podestà di Pisa, da lui mantenuta fino al maggio 1288.

Il Breve di Villa di Chiesa ed altre fonti documentano un collegamento fra la chiesa e l’Opere Ecclesiae Sanctae Clare, un’istituzione laica che, all’epoca, svolgeva in città funzioni di tipo amministrativo e che promuoveva la costruzione, l’abbellimento e la manutenzione dell’edificio; nel Breve si trovano anche indicazioni sulla elezione, i requisiti e le funzioni dell’operaio posto a capo di tale istituzione.Dal 1400 circa la chiesa parrocchiale di Santa Chiara divenne, di fatto, la residenza dei vescovi sulcitani, del capitolo e del clero che ne fecero loro abituale dimora; nel 1503, con la bolla “Aequum reputamus” di Giulio II, essa venne elevata a cattedrale, con la traslazione della sede episcopale da Tratalias ad Iglesias.La presenza del vescovo in città, tuttavia, non durò a lungo perché, nel 1513 l’Arcivescovo di Cagliari divenne anche vescovo di Iglesias e tale rimase fino al 1763, anno in cui la Diocesi riottenne il vescovo residenziale.

Dal punto di vista architettonico diversi sono gli stili e le influenze artistiche che hanno contribuito alla sua realizzazione, così come numerosi sono stati i rimaneggiamenti subiti dall’edificio prima di arrivare allo stato attuale.La facciata risulta divisa in due ordini da una cornice sagomata, è romanica nella parte inferiore con portale architravato sormontato da una lunetta con motivo classicheggiante. La parte superiore lascia invece posto al gotico: due archi a sesto acuto inquadrano un rosone e, tredici archetti trilobati che seguono le pendenze del tetto a capanna.Al lato destro dell’edificio si erge la torre campanaria. La pianta quadrangolare e il coronamento a terrazza rinviano a modelli catalani e fanno pensare ad una edificazione, o ad un completamento nel secolo XIV; intonacata e dotata di una cuspide nel 1862, fu riportata alle forme originarie da un restauro degli anni Cinquanta; attualmente conserva una campana fusa da Andrea Pisano nel 1337 dedicata a Pietro III d’Arborea.La pianta della chiesa è a croce latina, mononavata, divisa in quattro campate da archi a sesto acuto con cappelle laterali ricavate tra i contrafforti.

La zona presbiteriale, a pianta quadrangolare, è rialzata rispetto alla navata e vi si accede per mezzo di una scalinata in marmo. I vani che costituiscono il transetto, hanno copertura con cupola ottagonale.E’ possibile ipotizzare che l’edificio abbia avuto inizialmente una pianta ad aula con copertura lignea con terminazione absidale: nella seconda campata, sulla destra, sono rimaste infatti le mensole che reggevano le capriate.Con l’arrivo degli Aragonesi la chiesa subisce una serie di ristrutturazioni che ne modificano progressivamente l’impianto. Nella seconda metà del XVI secolo, infatti, sotto la guida di Melchiorre Sanna, direttore del lavori realizzati nello stesso periodo nella chiesa di Santa Maria di Valverde, le capriate lignee vengono sostituite dalle volte stellari e, per contrastare le spinte le pareti laterali vengono sfondate e rinforzate con cappelle di pianta quadrangolare, rialzate rispetto al pavimento della navata e coperte anch’esse da volte stellari.L’abside si trasforma in vano di pianta quadrata adibito a presbiterio.Testimonianza di tutti questi restauri si ha nelle chiavi di volta, che recano incise le date dei lavori eseguiti tra il 1576 e il 1588.All’ingresso, sulla destra, un angelo reggi-acquasantiera in marmo dei primi del Seicento.Nel vano sinistro del transetto la parete di fondo è occupata dal retablo ligneo dorato dedicato a Sant’Antioco, patrono della Diocesi, databile al 1712-14, in base a due lasciti conservati nell’Archivio Storico Diocesano: uno del Canonico Cardia y Garau “para el retablo nuevo che se hace” (1712), l’altro per la sua doratura da parte della “monja de casa” Maria Cogotti (1714).Sempre nello stesso vano, sul lato destro, si trova una lastra marmorea con epigrafe a ricordo dell’opera del vescovo Pietro, risalente all’VIII secolo, trovata nelle catacombe di Sant’Antioco. Sulla sinistra un’altra lastra indica l’elezione di Mons. Luigi Satta a vescovo nel 1763, anno in cui venne ripristinata la Diocesi di Iglesias.Nel vano destro un altare in marmi policromi, datato 1769, donazione di Mons. Tommasio Maria Natta, arcivescovo di Cagliari e vescovo di Iglesias fino al 1763.

 ◄◄  ◄  ►►  ► 
Agosto 2017
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Link Utili