VENERDI’ SANTO - MATTINO

Di buon’ora prima, alle nove oggi, il terzo appuntamento: la processione del Monte. Si rivisitano le chiese seguendo però nell’ultima parte un itinerario che ricorda la salita di Gesù al Calvario. L’antico quartiere di “Sa Costera”, fornisce un adatto e suggestivo scenario. La madonna Addolorata accompagna il simulacro di Gesù con la croce sulle spalle. Ad imitazione di questo, i piccoli baballottis portano una piccola croce.

ANTICHI RITI

Anticamente altri due momenti segnavano il Venerdì Santo iglesiente: “Su Scravamentu” e successivamente le “Tre ore di agonia”; riti ormai scomparsi ma non dimenticati. Cessarono di esistere: “Su Scravamentu” alla fine dell’Ottocento, le “Tre ore di agonia” alla fine degli anni Quaranta. Il primo fu vietato, pare, per tumulti e poi mai più ripreso o perché, si pensa, che la chiusura al culto della Chiesa di S. Francesco abbia materialmente impedito lo svolgersi della cerimonia. Il secondo abbandonato al mutare dei tempi e della liturgia. Anche molte delle vecchie confraternite hanno cessato la loro attività, due sole restano (SS. Sacramento e S. Giuseppe – S. Lucia). Si vogliono qui ricordare le ormai estinte e che intervenivano alle tradizionali processioni della Settimana Santa organizzate dal Santo Monte: S. Chiara, S. Marcello, Rosario, Anime Purganti, Carmine, Madonna della Difesa, S. Barbara. La pietà popolare non smette in ogni caso ancora oggi il suo soccorso verso il Santo Monte: estinte quasi tutte le confraternite è cresciuto il numero dei giovani e degli adulti con l’abito dei babballotti che costituiscono i vecchi sodalizi.

VENERDI’ SANTO - SERA

Dopo la deposizione del Crocifisso che i Germani del Santo Monte compiono in stretto riserbo alle 15.00 in punto, essi proseguono nell’elaborata preparazione della processione serale. Tutto deve essere pronto alle venti in punto. L’influsso della cultura spagnola si fa sentire specialmente in quest’ultima processione del Descenso. Nella struttura professionale, simile a quella delle processioni del Giovedì e Venerdì mattina, si innesta un frammento di Sacra Rappresentazione del funerale di Gesù. Non quello che probabilmente fu ma una rivisitazione con spirito spagnolo, barocco e pomposo. Il corteo funebre di un Re, con le sue insegne e i suoi dignitari. Quindi aprono quest’ultima parte del corteo “Is Vexillas”, con strumenti e attori della passione, il S. Giovanni e la Maddalena, due maschietti vestiti con foggia orientale e accompagnati dagli Obrieri del Descenso (i due Germani responsabili della deposizione del crocifisso e dei dettagli organizzativi di questa processione), Is Varonis (i nobili, Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo accompagnati da due anonimi aiutanti, i servi). Infine, sotto il baldacchino, il simulacro di Gesù morto a grandezza naturale, artistica opera del XVII secolo. Chiude l’Arciconfraternita del Santo Monte in corpo che scorta l’immagine dell’Addolorata. Ancora dietro, la grande croce portata dai penitenti, il clero e il popolo.

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